Il riciclo del packaging monouso: un contributo fondamentale alla sostenibilità del settore della “ristorazione veloce”

Pro Food packaging on the go

Il riciclo del packaging monouso: un contributo fondamentale alla sostenibilità del settore della “ristorazione veloce”

Il riciclo del packaging monouso: un contributo fondamentale alla sostenibilità del settore della “ristorazione veloce” 2560 1707 Lorenzo Segale

I nuovi stili di vita hanno favorito la crescita delle consumazioni “on the go” in tutta Europa: di conseguenza, è cresciuta la quantità di imballaggi monouso che, dopo aver svolto la fondamentale funzione di consentire il consumo di massa di cibi e bevande in modo economico e sicuro, richiedono uno smaltimento adeguato per contenerne l’impatto ambientale.

La recente proposta di modifica della Direttiva sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio da parte della Commissione Europea, che fra l’altro trasforma la Direttiva in un Regolamento di immediata e diretta applicazione in tutti i Paesi membri, cerca di affrontare anche il problema della crescita dei rifiuti da imballaggio prodotti in quei ristoranti che una volta venivano sbrigativamente chiamati “fast food”, oggi raggruppati nel settore dell’”Informal Eating Out” (IEO).
Questa proposta di Regolamento, per gli addetti ai lavori PPWR, prevede anche l’obbligo di utilizzo di imballaggi riutilizzabili, e il bando di nuove categorie di prodotti dopo quelle già colpite dalla Direttiva sulle plastiche monouso.
Questo approccio, di cui non sono chiare le basi scientifiche, di sicuro non tiene conto di numerosi fattori, fra cui le enormi differenze tuttora esistenti nelle filiere nazionali di utilizzo dei prodotti e dei loro imballaggi e della raccolta, selezione e riciclo dei rifiuti che ne derivano.

Un recente studio di A.T. Kearney (www.kearney.com) commissionato da McDonald’s, muove da dati oggettivi e attente valutazioni per proporre un quadro ben più articolato della situazione, e dei modi possibili per contenere l’impatto ambientale della crescita dei consumi informali di cibo e bevande, ed aumentarne la “circolarità”, ovvero il riutilizzo delle risorse impiegate con l’abbattimento di sprechi e rifiuti.

Lo studio parte dal presupposto che la vera sostenibilità da prendere in considerazione, per questo come per tutti i settori, sia quella globale, che bilancia costi/benefici economici, ambientali e sociali.

Dallo studio emerge una netta valutazione sull’efficacia delle proposte della Commissione Europea: non certamente soluzioni miracolose per l’ambiente, anche perché fondate su valutazioni parziali e confronti arbitrari, che fra l’altro non valutano in modo corretto l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita degli imballaggi riutilizzabili.
Lo studio di Kearney porta ad esempio a galla il costo ambientale nascosto provocato dal lavaggio degli imballaggi riutilizzabili.
Se entro il 2030 la ristorazione veloce europea passasse al 100% di utilizzo di imballaggi riutilizzabili, le emissioni di gas serra e il consumo di acqua invece di calare aumenterebbero significativamente.

Lo sviluppo di sistemi e infrastrutture per il riciclo o il compostaggio degli attuali imballaggi monouso –prosegue lo studio- dovrebbe invece essere la priorità, mentre gli imballaggi riutilizzabili non dovrebbero essere utilizzati per l’asporto visto che:

  • hanno un effetto negativo sull’ambiente in termini di consumo idrico ed energetico ed emissioni di gas serra
  • richiedono importanti investimenti iniziali e continui costi operativi, con impatto sui prezzi pagati dai consumatori (sovente appartenenti alle fasce meno abbienti della popolazione)
  • presentano potenziali rischi per la sicurezza alimentare.
Pro Food.- Studio No silver Bullet

Secondo gli studiosi di Kearney si deve puntare sul perfezionamento del riciclo, che assicura migliori risultati ambientali a breve termine, soprattutto nel settore da asporto dove si prevede che i modelli di riutilizzo condurrebbero a risultati ambientali ed economici negativi.
L’obiettivo di circolarità e sostenibilità può essere raggiunto solo adottando un mix di soluzioni che distinguano tra consumo in loco e consumo da asporto, e tengano conto dei diversi sistemi di gestione dei rifiuti presenti in Europa.

 

 

Studio Kearney: https://nosilverbullet.eu/

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